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Per noi del Movimento Popolare Lega Aurunca è un principio fondamentale che i parlamentari non debbano superare i tre mandati. Riteniamo che questo limite debba essere formalizzato nella legge elettorale.

Nessuno dovrebbe rimanere in Parlamento per un tempo indefinito. Dopo tre mandati è giusto lasciare spazio ad altre energie e ad altre esperienze. Il rischio, altrimenti, è che chi trascorre troppi anni nelle istituzioni finisca per perdere il contatto diretto con la vita quotidiana delle persone, con le difficoltà economiche, sociali e lavorative che i cittadini affrontano ogni giorno. La politica deve restare uno strumento di rappresentanza e di servizio, non una condizione che allontana dalla realtà che si è chiamati a rappresentare.

Accanto a questo tema vi è poi quello dei cosiddetti “voltagabbana”, una questione che riteniamo tutt’altro che secondaria. Un parlamentare che non condivida più la linea politica della formazione con cui è stato eletto ha certamente il diritto di lasciare il gruppo parlamentare di appartenenza. Tuttavia, per correttezza nei confronti degli elettori, dovrebbe contestualmente dimettersi dal proprio incarico, anziché aderire a un’altra forza politica nel corso della stessa legislatura.

Gli elettori esprimono infatti il proprio voto sulla base di un programma, di valori e di una proposta politica ben precisa. Quando un eletto abbandona la formazione che lo ha candidato e sostenuto per schierarsi con un’altra, viene meno quel rapporto di fiducia che costituisce il fondamento stesso della rappresentanza democratica.

Immaginiamo un militare che, durante una missione, decida improvvisamente di abbandonare il proprio reparto per unirsi a un altro schieramento: un comportamento del genere verrebbe considerato una gravissima violazione dei principi di lealtà e fedeltà. Pur essendo la politica un ambito profondamente diverso, il principio della coerenza verso gli impegni assunti dovrebbe valere anche per chi è stato eletto a rappresentare i cittadini.

Invece, troppo spesso assistiamo a cambi di casacca che vengono trattati come normali passaggi politici, anche quando avvengono in aperto contrasto con il mandato ricevuto dagli elettori. Chi cambia schieramento durante la legislatura, sostenendo posizioni diverse da quelle per cui era stato eletto, tradisce non soltanto una formazione politica, ma soprattutto la fiducia di coloro che gli hanno accordato il proprio voto.

Ci chiediamo come un elettore possa continuare a dare fiducia a chi ha abbandonato il progetto politico che lo aveva accolto e sostenuto, dimostrando nei fatti di essere disposto a cambiare posizione per convenienza o interesse personale. La credibilità di un rappresentante pubblico si misura anche dalla sua coerenza e dalla capacità di rispettare gli impegni assunti davanti ai cittadini.

Per questo riteniamo che chi non condivide più il programma o la linea politica della formazione con cui è stato eletto debba avere il coraggio e la correttezza di rimettere il proprio mandato, attendere la conclusione della legislatura e, successivamente, ripresentarsi agli elettori con una diversa proposta politica. Saranno poi i cittadini, con il loro voto, a giudicare la bontà di quella scelta.

Solo così sarà possibile rafforzare il rapporto di fiducia tra elettori ed eletti, restituire credibilità alle istituzioni e riaffermare il principio che la rappresentanza politica appartiene innanzitutto ai cittadini e non agli interessi personali di chi occupa temporaneamente una carica pubblica.

Giovanni Meschino

Presidente Movimento Popolare Lega Aurunca

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