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Consiglio Comunale Straordinario del 27/02/2026.
Punto n. 1 all’ordine del giorno.
«Signor Presidente,
Signor Sindaco,
colleghi consiglieri,
cittadini,
la vicenda giudiziaria che in questi giorni coinvolge il Comune di Cisterna di Latina è senza dubbio grave e impone un’assunzione di responsabilità politica che non può più essere rinviata.
Come gruppo di opposizione ribadiamo un principio chiaro: siamo e restiamo garantisti.
Le persone coinvolte hanno diritto a difendersi e spetta esclusivamente alla magistratura accertare eventuali responsabilità penali.
Non intendiamo sostituirci ai giudici né emettere sentenze anticipate.
Ma sarebbe un errore gravissimo confondere il piano giudiziario con quello politico.
L’inchiesta, durata quattro anni, condotta con ingenti risorse della Guardia di Finanza e con strumenti investigativi sofisticati, ha prodotto circa 25.000 pagine di intercettazioni, generato più filoni di indagine e portato all’iscrizione nel registro degli indagati di otto persone, tra cui quattro appartenenti all’amministrazione comunale.
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha confermato l’impianto accusatorio della Procura, disponendo arresti domiciliari per due funzionari pubblici, decimando di fatto l’assetto dirigenziale dell’ufficio urbanistica.
Agli indagati viene contestato il reato gravissimo di corruzione, con riferimento a presunti accordi illeciti tra denaro e decisioni pubbliche. Un’accusa che, se confermata, per un funzionario pubblico rappresenterebbe una macchia di disonore indelebile.
Ma il punto centrale oggi non è soltanto giudiziario. Il punto centrale è politico.
In questi giorni abbiamo assistito a un tentativo sistematico, da parte della comunicazione del Sindaco, di spostare l’attenzione sulla propria estraneità personale ai fatti contestati.
E, cosa ancora più grave, il Sindaco ha dichiarato pubblicamente che questa inchiesta riguarderebbe “atti tra privati”.
Questa affermazione non solo appare come un palese tentativo di sminuire l’inchiesta di fronte all’opinione pubblica, ma è anche oggettivamente falsa nei suoi presupposti politici.
Perché l’inchiesta non riguarda rapporti tra semplici privati cittadini.
Riguarda presunti atti illeciti compiuti da funzionari pubblici del Comune di Cisterna di Latina, nell’esercizio delle loro funzioni, con evidenti e gravissime ripercussioni sull’ente e sull’interesse pubblico.
Dire che si tratta di “atti tra privati” significa tentare di spostare l’attenzione dal vero problema: che qui si contesta un possibile uso distorto della funzione pubblica e delle decisioni amministrative.
E questo rende la questione non solo giudiziaria, ma eminentemente politica.
Perché le figure centrali di questa vicenda non sono comparse casuali, ma persone alle quali il Sindaco e la sua maggioranza hanno attribuito ruoli politici e amministrativi decisivi.
Parliamo del Presidente della Commissione Urbanistica e del dirigente dell’urbanistica: due snodi fondamentali delle politiche di governo del territorio, oggi entrambi agli arresti domiciliari con accuse pesantissime.
Queste nomine non sono piovute dal cielo. Sono il frutto di scelte politiche precise.
È stato questo Sindaco e questa maggioranza a:
• attribuire un ruolo politico centrale al consigliere oggi al centro dell’inchiesta giudiziaria;
• votarne la nomina a Presidente della Commissione Urbanistica;
• votare ed eleggere il consigliere provinciale nelle file del Partito Democratico;
• scegliere e nominare il dirigente all’urbanistica.
Dunque non siamo davanti a un incidente di percorso, ma al fallimento politico di un modello di governo della città.
Fallimento politico che viene confermato anche dalle parole della stessa Procura della Repubblica che ha definito “ ….. le corruzioni sono articolate …… le indagini hanno mostrato un sostanziale clima di connivenza di molti altri appartenenti all’amministrazione comunale di Cisterna i quali non hanno preso le distanze dalle condotte contestate ma in qualche modo le hanno agevolate”.
Inoltre,
non possiamo non evidenziare un ulteriore elemento di gravità politica e morale: il comportamento della vicesindaca Maria Innamorato.
Imbarazzante e sconvolgente appare la doppia morale della vicesindaca, che nel 2017, chiedeva a gran voce le dimissioni dell’allora Sindaco, motivandole con il principio secondo cui, anche risultando estranea ai fatti, il Sindaco rimaneva responsabile della mancata vigilanza su tutta l’azione amministrativa. Oggi, di fronte a fatti molto più gravi che coinvolgono dirigenti e consigliere di nomina politica del Sindaco, la stessa vicesindaca tace o minimizza, mostrando una totale incoerenza politica e morale.
Per anni l’attuale opposizione ha segnalato conflitti di interesse, concentrazioni di potere e inopportunità politiche.
Abbiamo chiesto chiarimenti.
Abbiamo chiesto interventi.
Non è stato fatto nulla.
Oggi quelle stesse scelte politiche vengono travolte non dalle parole dell’opposizione, ma dagli atti della Procura della Repubblica.
Eppure, invece di affrontare questo nodo politico, si tenta di ridurre tutto a una questione privata o personale.
Ma la politica non si giudica solo per ciò che è penalmente rilevante.
La politica si giudica per le scelte che compie e per le conseguenze che quelle scelte producono.
Ed è in questo quadro che si inserisce la richiesta di azzeramento delle commissioni consiliari: un’operazione tardiva, inutile e solo strumentale per scaricare un singolo esponente (Presidente della commissione urbanistica) e salvare l’impianto politico che lo ha voluto, sostenuto e difeso.
Un’operazione di facciata che non affronta la radice del problema: le scelte politiche di questa amministrazione sono oggi delegittimate dai fatti.
Insomma,
di fronte a una bufera giudiziaria che ha investito il sindaco e la sua maggioranza, ci saremmo aspettati un atteggiamento diverso. Non una sentenza preventiva, non un’autocondanna, ma almeno un momento di riflessione, di umiltà politica, di assunzione di responsabilità. Invece abbiamo assistito a un copione già visto: minimizzare, banalizzare, derubricare tutto a “questione tra privati”, a “estraneità dei fatti”, quasi che le contestazioni mosse dalla Procura della Repubblica fossero frutto di un equivoco collettivo o, peggio, di un improvviso impazzimento istituzionale.
No. Non possiamo accettare la narrazione per cui ogni indagine è automaticamente un attacco politico, ogni contestazione un complotto, ogni accertamento un atto ostile. Le istituzioni si rispettano sempre, anche quando pongono domande scomode.
Ciò che colpisce non è soltanto la gravità delle contestazioni, che seguiranno il loro corso nelle sedi opportune. Ciò che colpisce è l’atteggiamento politico del Sindaco: l’arroganza, la saccenza, la postura di chi si è sempre presentato come il migliore, come l’unico depositario della competenza, della moralità, della buona amministrazione. Una superiorità ostentata in ogni intervento, in ogni replica, in ogni confronto.
Eppure, forse, i fatti dimostrano che non è così. Forse la gestione della cosa pubblica in questi anni non è stata immune da errori. Forse qualche superficialità c’è stata. Forse qualche scelta meritava maggiore prudenza, maggiore trasparenza, maggiore condivisione. Ma per riconoscerlo serve una qualità che oggi sembra mancare: l’umiltà.
Ancora più assordante, però, è il silenzio delle forze politiche che sostengono il Sindaco. Un mutismo che pesa come un macigno. Mi riferisco in particolare al Partito Democratico e al Movimento 5 Stelle, che in passato hanno fatto della questione morale la loro bandiera identitaria.
Il Partito Democratico, che per anni ha richiamato tutti al rispetto rigoroso delle regole, oggi tace.
Senza parlare poi del Movimento 5 Stelle, nato come forza anti-sistema, paladino della trasparenza, dell’onestà, dell’“uno vale uno”, oggi appare afono, imbarazzato, incapace di esprimere una parola chiara.
Erano i moralisti delle prime ore. Erano quelli che volevano epurare, che chiedevano dimissioni al primo avviso di garanzia, che erigevano tribunali politici nelle piazze e sui social. Oggi, paradossalmente, sembrano essere stati epurati loro: epurati dal coraggio, dalla coerenza, dalla forza delle proprie stesse parole.
Non una presa di distanza. Non una richiesta di chiarimento pubblico. Non un invito alla prudenza. Solo silenzio. Un silenzio che non è responsabilità istituzionale, ma calcolo politico. Un silenzio che tradisce la promessa fatta agli elettori di essere diversi, migliori, più rigorosi.
Noi non stiamo chiedendo processi sommari. Non stiamo chiedendo condanne anticipate. Stiamo chiedendo una cosa molto più semplice e molto più difficile: un’assunzione di responsabilità politica. Un gesto che dica ai cittadini: “Se abbiamo sbagliato, lo verificheremo. Se siamo stati superficiali, ne prenderemo atto. Se abbiamo commesso errori, ne risponderemo politicamente.”
Perché la responsabilità politica non coincide con quella penale. Si può essere assolti in tribunale e aver comunque fallito politicamente. Si può non aver commesso reati e aver tuttavia amministrato con leggerezza, con opacità, con eccessiva autoreferenzialità.
Il punto è questo: la fiducia dei cittadini non si difende gridando al complotto, ma dimostrando trasparenza. Non si tutela attaccando chi indaga, ma collaborando con serenità. Non si rafforza chiudendosi a riccio, ma aprendosi al confronto.
Questa città merita amministratori che sappiano dire “abbiamo fatto bene”, ma anche, quando serve, “abbiamo sbagliato”. Merita una maggioranza che non sia un muro compatto di autodifesa, ma una comunità politica capace di autocritica.
Oggi, invece, vediamo un sindaco che continua a presentarsi come infallibile e una maggioranza che lo segue in silenzio, rinunciando alla propria autonomia di giudizio. È questo che preoccupa più delle stesse carte giudiziarie: l’assenza di una riflessione politica vera.
Noi continueremo a svolgere il nostro ruolo con serietà e senso delle istituzioni. Non alimenteremo il giustizialismo, ma non accetteremo neppure l’arroganza. Non cavalcheremo le inchieste, ma non permetteremo che vengano derubricate a fastidiosi incidenti di percorso.
Perché amministrare la cosa pubblica è un onore, ma anche un peso. E chi lo esercita deve sapere che la trasparenza, l’umiltà e la responsabilità non sono optional: sono il fondamento stesso della democrazia.
Per tutte queste ragioni non basta più parlare di trasparenza, di legalità o di “casa di vetro” come slogan.
Oggi serve un atto politico vero.
Ed è per questo che, come gruppo di opposizione, chiediamo formalmente le dimissioni del Sindaco e dell’intera Giunta comunale.
Non come ammissione di colpa penale, ma come atto di responsabilità politica.
Chiediamo le dimissioni per aprire un periodo di sospensione dell’azione amministrativa di almeno venti giorni, durante il quale:
• restituire alla città un clima di verità e chiarezza;
• consentire una riflessione politica seria su quanto accaduto;
• valutare se esistono ancora le condizioni morali e politiche per continuare a governare questa città.
Perché oggi il problema non è soltanto chi è indagato.
Il problema è la credibilità dell’istituzione comunale.
La vera parte lesa è il Comune di Cisterna di Latina.
La vera parte lesa sono i cittadini.
Noi continueremo a essere garantisti con le persone.
Ma non possiamo essere garantisti con un sistema politico che ha prodotto questa situazione.
Ed è per questo che chiediamo un gesto di responsabilità, non di difesa personale.
Un gesto che non serva a salvare le poltrone, ma a salvare l’onore delle istituzioni.
Solo così si potrà riaprire un confronto politico vero, serio e pubblico sul futuro di questa città».
Il Consigliere Comunale
Pier Luigi Di Cori